I vignaioli eccellenti di Friuli Venezia Giulia Via dei sapori
Alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, il mondo contadino del Friuli Venezia Giulia, per la prima volta nella sua storia, si libera del termine friulano sotàns (sottomesso) che lo aveva oppresso e perseguitato da sempre. Erano “gli Ultimi” come David Maria Turoldo li definisce : “Uomini che parlano poco: vivono la vita giorno per giorno, con immensa fatica di arrivare a sera senza romper l’armonia e senza perder la pace”. (Turoldo, il Friuli, gli Ultimi. 1990).
Il Friuli era il Mezzogiorno del nord. Non resta che emigrare. Nel 1876 (dal computo vengono esclusi gli emigranti all’interno del Regno) 1/6 dell’intera emigrazione italiana è composta da friulani. Emigrazione che avrebbe svuotato queste terre fino a dopo la Seconda guerra mondiale
Alla fine del ‘46 l’agricoltura occupa il 54,1% delle forze lavorative mentre nel 1951 gli emigranti erano ancora 150.000. Nel 1950 si producevano 984.290 quintali d’uva dei quali, però, solo 264.800 in coltura specializzata (27%) e 719.530 in coltura promiscua (73%). Nel 1979 la produzione complessiva è stata di 2.124.630 quintali d’uva di cui appena 93.000 derivanti da vigne in coltura promiscua. Gli ettari hanno così raggiunto e superato i 22.000 a coltura specializzata, mentre quelli promiscui si ridurranno a 1.550. Cos’era successo? Si era completata la prima grande, vera, rivoluzione agraria ed industriale del popolo friulano.
Il 30 gennaio del 1963 lo Stato italiano decreta la nascita della Regione Friuli-Venezia Giulia a statuto speciale.
Il riscatto, sociale ed economico degli “Ultimi” (nel ‘57 Olinto Fabris testimonia che “la proprietà polverizzata era troppo piccola perchè il contadino potesse vivere, ma era ancora troppo grande perchè potesse morire”), fu possibile anche grazie ad una precisa volontà politica che fu quella di far uscire l’agricoltura dal suo stato di secolare arretratezza (su 100 mila proprietà agricole, almeno 50 mila non producevano, negli anni Cinquanta, il necessario per sbarcare il lunario).
Nel frattempo intere aree industriali, artigianali e turistiche della Regione si andavano sviluppando, con un fenomeno molto interessante e particolare: la larga diffusione del par time tra agricoltura ed industria. “L’occupazione a tempo parziale garantisce lavoro a molte donne, pluralità di reddito (non è raro che un operaio passi dall’altoforno alla fienagione o un impiegato dalla scrivania alla vigna)... È stata questa agricoltura a coadiuvare l’industrializzazione del Friuli, dandole anche l’apporto di una pace sociale, acquisita non foss’altro perchè la maggior parte degli operai aveva risolto in campagna il problema della casa e dell’integrazione del reddito da lavoro. Infatti gli occupanti scenderanno dal 45% al 7% senza traumi sociali o guerre di religione o contrapposizioni sindacali”.
L’aumento del potere d’acquisto dell’Italia fece trovare così il Friuli agricolo e soprattutto quello enologico pronto al grande appuntamento con il mercato che alla fine degli anni Sessanta, primi anni Settanta, si stava preparando al passaggio da una domanda di quantità a quella più complessa della qualità che richiederà, oltre alle indispensabili doti per essere dei bravi produttori, quelle relative alla conoscenza della distribuzione, del marketing e della costruzione dell’immagine.
Si andò così formando una figura nuova di vignaiolo che si avvicinava al vino con idee scevre da legami col passato e che contribuì ad accelerare la corsa al miglioramento tecnico-qualitativo, commerciale-distributivo e d’immagine del settore viticolo ed enologico. Nuovi imprenditori agricoli che si collocavano accanto al coltivatore diretto – struttura portante della nostra vitivinicoltura - che a sua volta aveva sviluppato la sua azienda anche grazie all’intervento regionale e ai più intelligenti ed avveduti commercianti di vino che intuirono l’evolversi dei mercati verso vini di maggior qualità e che prontamente investirono nei vigneti. Alla base di tutto, infine, il grande spirito di rivalsa del friulano, di rivalsa verso una storia quasi sempre nemica.
Il vino: testimone di secoli di miserie, di tristezze e brutture inenarrabili, si fa ora protagonista della rinascita dell’agricoltura regionale.
Di questa brillante storia noi vi raccontiamo quella di 20 protagonisti, i vignaioli eccellenti di Friuli Venezia Giulia Via Dei Sapori.
Walter Filiputti
presidente di FVG Via Dei Sapori
I vignaioli:
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Ontagnano (UD) |
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Cormòns ((Go)) |
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Premariacco ((Ud)) |
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Corno di Rosazzo ((Ud)) |
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Capriva del Friuli ((Go)) |
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Provesano ((Pn)) |
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Manzano ((Ud)) |
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San Floriano del Collio ((Go)) |
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Villanova di Farra ((Go)) |
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Brazzano di Cormòns ((Go)) |
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San Giovanni al Natisone ((Ud)) |
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Gradisca d’Isonzo ((Go)) |
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Capriva del Friuli ((Go)) |
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Cormòns ((Go)) |
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Prepotto ((Ud)) |
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Oslavia-Gorizia ((Go)) |
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Manzano ((Ud)) |
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Villanova di Farra ((Go) ) |
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Dolegna del Collio ((Go)) |
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Sacile (PN) |